Il Psd rinserra le file: Ci siamo tolti un peso. Un clima di euforia, ma i Riformisti attaccano

Spaccatura Psd

Spaccatura Psd

CLIMA di euforia nella riunione del parlamentino del Psd, il primo dopo la spaccatura fra anime socialiste mai fermamente convinte della bontà dell’unione con i democratici. E’ stata una riunione lunga 5 ore, intensa per interventi, anche se monocordi per i contenuti: “Ci siamo liberati di chi frenava il vero rinnovamento della politica sammarinese”, oppure “Via il segretario che non ascoltava”, “Basta con elementi di disturbo che per calcoli personalistici erano nemici del centro-sinistra e di un vero rinnovamento”.

Insomma, una alluvione di nuovi entusiasmi, una comune rivincita contro chi avrebbe tradito i colori della maglietta della formazione di appartenenza andano a cercare fortune su altri pianeti politici: quelli del centro-destra chiaramente. Nel calderone degli interventi sono scaturiti pure accenni in cosa consisterebbe il “rinnovamento” per i resti del Psd considerato che chi se ne è andato parla di “riformifismo” a piene mani. Lo si saprà entro il 28 luglio (data non casuale, è la ricorrenza della caduta del fascismo sul Titano) nel corso di un conferenza congressuale nel quale saranno ribaditi gli obiettivi voluti dall’ultimo congresso Psd e saranno nominati il nuovo presidente e il nuovo segretario.
Da decidere anche se il parlamentino, ha perso una trentina di pezzi, sarà da reintegrare nei componenti o se sarà ridotto nei numeri. In fatto di numeri c’è già un giallo: Francesco Morganti, ex componente della segreteria personale di Fiorenzo Stolfi ai tempi della segreteria Esteri, avrebbe firmato la lettera di dimissioni per “errore”; lui è, e resta, nel Psd tanto che nel corso della riunione di mercoledì sera è stato sempre al fianco di Giuseppe Morganti. In poche parole, ora i firmatari della lettera “comune” di dimissioni sono 29 e non 30. Per il Psd il ritiro di Francesco Morganti un autogol importante del neo Psr (Partito socialista riformista) che, invece, legge il disconoscimento della firma di Francesco Morganti come la dimostrazione di una campagna serrata, porta a porta, già in corso da parte del Psd per recuperare i fuori usciti

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