- L'esposizione inizia dai dipinti e dagli oggetti provenienti dall'antico Monastero di Santa Chiara che oggi, dopo la sua ristrutturazione, ospita
XVIII secolo
alt. cm.5,5, diam. orlo cm. 9
Dal Monastero di Santa Chiara
mostre temporanee ed è sede di alcuni uffici dello Stato.
Il Monastero di Santa Chiara
Nel 1565 il Consiglio Principe e Sovrano decise la costruzione in San Marino di un convento di "monache professe". All?edificio si lavorò con molte interruzioni fino al 1609, anno in cui poterono farvi il loro ingresso solenne le prime dodici suore di clausura, dell?ordine di Santa Chiara. Fu ampliato in seguito per poter contenere fino a ventidue suore,
Ignoto pittore marchigiano (?), Santa Chiara scaccia i Saraceni
c. 1630
olio su tela, cm. 179 x 272
Dal Monastero di Santa Chiara
tante infatti sono le celle monastiche. Le Clarisse si sono trasferite in un nuovo convento a Valdragone nel 1971, abbandonando il vecchio stabile che, con i suoi arredi e le sue pertinenze (orto e chiesa), è stato acquistato dallo Stato nel 1968 per essere adibito ai servizi culturali. Dall'antico Monastero di Santa Chiara provengono sia i dipinti che gli oggetti e le ceramiche esposti in questa sala, che inoltre presenta una delle numerose cassapanche da corredo delle suore. Le ceramiche in buona parte sono state rinvenute in frammenti nel riempimento di un sottoscala (1989).
- La sala principale è riservata ai capolavori: fra tutti vanno ricordati i dipinti del Guercino e dei suoi seguaci, Cesare e Benedetto Gennari,
Pompeo Batoni (1708-1787) San Marino risolleva la sua Repubblica
1740
olio su tela, cm. 234 x 160
Dono di Antonio Ruffo, Principe della Scaletta e duca d'Artalia (1891)
Matteo Loves, Elisabetta Sirani.
Capolavori fra XVI e XIX secolo
Ignoto pittore toscano, Gesù crocifisso
XVI secolo
olio su tavola, cm. 180 x 112
Dall'oratorio di Palazzo Valloni
Specialmente nel corso del Cinquecento e del Seicento gli edifici della Repubblica si arricchirono di buoni dipinti di varia provenienza. Se ne possono ancora rintracciare di notevoli nelle chiese della città e del territorio. Dagli anni Quaranta del Seicento si trattò soprattutto di opere di scuola bolognese e di autori guercineschi. Fra quelle raccolte nella presente sala spicca per importanza e qualità il San Filippo Neri del Guercino, dipinto nel 1657. Ma il capolavoro della raccolta è costituito da una grande tela di Pompeo Batoni, raffigurante San Marino che risolleva la sua Repubblica (1740), importante per i suoi significati storici e civili, oltre che per i suoi meriti artistici. Il quadro allude alla felice conclusione di un drammatico e celebre episodio della storia sammarinese: l?occupazione del territorio da parte delle truppe pontificie per ordine del cardinale Giulio Alberoni, Legato di Romagna. Notevole per l'eleganza della fattura è inoltre la piccola statua in marmo raffigurante La Repubblica, dovuta allo scultore centino Stefano Galletti (1876), che è la replica autografa in formato ridotto della grande statua che fronteggia il Palazzo Pubblico. Un plastico della città di San Marino nel XVIII secolo e due cassapanche in legno intagliato provenienti dall'antico Palazzo Pubblico completano la sala, che idealmente si prolunga e completa nella successiva.
- Ai principali protettori della Repubblica, San Marino e Sant?Agata, sono ispirate le opere raccolte nella sala attigua, che inoltre presenta
Giovan Battista Urbinelli, La Madonna in gloria con San Marino, Sant'Antonio da Padova , San Francesco d'Assisi e Santa Chiara
c.1640
olio su tela, cm. 293 x 190
Dalla chiesa del Monastero di Santa Chiara
caratteristici oggetti per il funzionamento delle Istituzioni (urne e piatti per le votazioni, il giuramento dei Reggenti ecc.)
I Protettori della Repubblica
Da sempre i Sammarinesi hanno riconosciuto l?origine della loro indipendenza nella volontà e nella protezione del loro santo
Piatto con la raffigurazione del "peccato originale"
XV - XVI secolo
ottone, diam. cm. 38,2
Dal Palazzo Pubblico
Il piatto veniva usato durante le votazioni del Consiglio Grande e Generale per il conteggio delle palle bianche e nere.
fondatore, Marino, la cui diffusa devozione ha naturalmente anche una grande valenza civile e le cui immagini sono frequenti, tanto negli edifici pubblici, laici e religiosi, che privati della Repubblica; le migliori sono tuttora conservate nel Palazzo Pubblico. Nella raccolta del Museo figurano la seicentesca pala già sull'altare maggiore della chiesa di Santa Chiara, che fra gli altri santi presenta una bella immagine appunto di San Marino giovane, e piccole opere di varia provenienza comprese fra il XVI e il XVIII secolo, fra cui una bella tavola cinquecentesca di Scuola Toscana. Meno numerose sono le immagini di Sant?Agata, che figura come compatrona della Repubblica dal 1740, cioè dal momento in cui si concluse l?occupazione alberoniana dello Stato (il 5 febbraio, giorno a Lei dedicato). Qui è rappresentata in un quadro seicentesco nell'atto del martirio e in un busto ligneo policromo, proveniente dal Palazzo Pubblico. Nelle vetrine sono esposti alcuni oggetti utilizzati per il funzionamento delle maggiori Istituzioni sammarinesi, come le urne e le palle usate anticamente per le votazioni nel Consiglio Grande e Generale, e la preziosa copertina settecentesca che racchiudeva la formula di giuramento dei Capitani Reggenti.
- Nella sala accanto sono esposti alcune suppellettili d'uso: boccali, strumenti musicali, giochi, e le insegne dei principali ordini cavallereschi della Repubblica.
Il gioco della "bianca e rossa"
XVIII - XVI secolo
olio su tavola, diam. cm.84, alt. cm. 11
Dall'Archivio di Stato (1901)
Il gioco della "bianca e rossa", gioco d'azzardo molto simile alla moderna roulette, fu praticato a San Marino fin dalla seconda metà del Settecento.
Normalmente proibito come tutti i giochi d'azzardo, il gioco veniva concesso in appalto dallo Stato durante le fiere e le feste solenni e i proventi impiegati per opere di pubblica utilità.
Le arti minori
Sulle pareti e nelle vetrine di questa sala sono esposti oggetti sammarinesi d'uso fra cui spiccano due ferri da cialde cinquecenteschi, una serie di boccali con le misure di capacità utilizzate a San Marino fino al 1907, il gioco "della bianca e rossa" (gioco d'azzardo praticato fino all'inizio del Novecento).
In uno dei due ferri da cialde compare, oltre allo stemma di Diotallevo Corbelli, Capitano Reggente nel 1516 e nel 1528, il motto: "Non bene pro toto libertas venditur auro" che si potrebbe tradurre liberamente con: "la libertà vale più di tutto l'oro del mondo". In una vetrina sono visibili, inoltre, le insegne degli ordini cavallereschi di San Marino e di Sant'Agata, che si conferiscono ai personaggi benemeriti della Repubblica, e con i quali spesso lo Stato ha "ringraziato" per i donativi fatti al Museo.
Serie di boccali in maiolica, con stemma della Repubblica e misure di capacità
XIX secolo
A San Marino le misure di capacità per il vino, rimaste in uso fino al 1907, erano costituite dal "Boccale" pari a litri 1,20 e dai suoi sottomultipli "Mezzo", "Terzo", "Quarto" e "Quinto"
- L'ultima sala del piano è dedicata alle origini del Museo di Stato, con i primi doni ricevuti nell?Ottocento, fra i quali alcune preziose tavole e sculture del XV e XVI secolo.
XVII secolo
olio su tela, cm. 151 x 102
Dono di Carlo Currie (1866-67)
Alle origini del museo
L'idea di costituire un museo a San Marino si deve al conte Luigi Cibrario, ministro di Vittorio Emanuele II e plenipotenziario (consigliere e fiduciario) della Repubblica dal 1862 al 1871.
Ignoto pittore lombardo, Ritratto di Lionello d'Este
secolo XV
tempera su tavola, cm. 45 x 41
Dono Gaetano Speluzzi (1866)
All?idea aderirono con entusiasmo il Governo e i responsabili della cultura del paese che recuperarono parecchie testimonianze d'arte e di storia locali, mentre il Cibrario induceva molti suoi amici a fare doni di oggetti d'arte e d'archeologia alla Repubblica.
In questa sala si sono volute riunire alcune donazioni che possono essere considerate "fondative" del Museo di Stato, dovute nel 1865 ai cavalieri Gaetano Spelluzzi, Alfonso Reichmann, Carlo De Bruch. Fra esse si distingue la prima, ricca di oggetti e dipinti medievali e rinascimentali di svariata provenienza e di grande valore.