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Palazzo Pubblico San Marino

21:10
Data : 1 Gennaio 1970

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S'eleva, gaio e insieme maestoso, sul luogo della « Do­mus comunis magna », costruita verosimilmente tra il 1380 e il 1392 e riparata più volte. Nella seconda metà dell'Otto­cento il palazzo vecchio aveva l'aspetto di un edificio secentesco

Palazzo Pubblico San Marino Palazzo Del Governo

La prima pietra dell'attuale fu posta il 17 mag­gio 1884. Il disegno è dell'architetto Francesco Azzurri (1831-1901) di Roma. La direzione dei lavori fu

Palazzo Pubblico San Marino una volta

Palazzo Pubblico San Marino una volta

affidata al capomastro Giuseppe Reffi di San Marino. La pietra è stata estratta dalle cave del Titano. L'inaugurazione ebbe luogo il 30 settembre 1894. La spesa superò le 400 mila lire.

La facciata è sostenuta da tre arcate a sesto acuto. Domina al centro un balcone poligonale, con ai lati due finestroni decorati. Fra le due finestrelle dell'ammezzato spicca lo stemma della Repubblica, sotto il quale figura l'iscrizione commemorativa. Tra arco e arco, scolpiti entro ottagoni, gli stemmi dei quattro maggiori castelli. Nell'an­golo destro c'è una mensola con sopra la statua bronzea del Santo, modellata da Giulio Tadolini (1849-1918). I due motti scolpiti dicono: « Salvam fac Rempublicam tuam Ave Marine libertatis fundator ». Numerosi altri emblemi ornano la facciata, il cui coronamento è a merli guelfi. Ugualmente merlata è la torre. In tre nicchie rettangolari a sesto acuto campeggiano le immagini del Santo, di S. Leo e di S. Agata.

Dal portico ove, a destra, è il busto marmoreo di Fran­cesco Azzurri scolpito e regalato da Giulio Tadolini, si passa nell'atrio. Qui e lungo lo scalone, stemmi, trofei, iscrizioni, fregi, medaglioni esaltano i fasti della Repub­ blica, gli uomini illustri, le nazioni amiche, i benefattori. Il busto bronzeo del Carducci, è di Tullo Golfarelli (1852-1928). Le due porte che si parano davanti all'ingresso, conducono alle Segreterie degli interni e degli esteri. La lapide che si vede a destra, sotto due balestre e una pano­plia, ricorda Giambattista Belluzzi, detto il Sammarino (1506-1554), architetto militare al servizio dei Medici e dei duchi d'Urbino. Il fregio che corre lungo il perimetro del soffitto, riporta stemmi e insegne di diciannove fra Stati e personalità generosi verso San Marino.

Discorso Conclusivo Giosuè Carducci

Discorso Conclusivo Giosuè Carducci

Sul muro lungo lo scalone, lapide e medaglione di Giuseppe Mazzini. Un'altra lapide porta incisi i nomi di , venti cittadini famosi. Essi sono: Alessandro Belluzzi (1632-1720), giureconsulto; Giovanni Andrea Belluzzi, condottiero del sec. XVII; Giovan Benedetto Belluzzi (1680-1764), giureconsulto;

Ignazio Belzoppi (1762-1828), letterato e poeta; Giovanni Bertoldi (c. 1355-1445), teologo e dantista; Camillo Bonelli (1550-1633), giureconsulto; Costantino Bonelli (1525­-1572), vescovo di Città di Castello; Bartolomeo Borghesi (1781-1860), archeologo e numismatico, sammarinese di adozione; Marino Calcigni, uomo politico del sec. XV; Antonio Orafo di Paolo Fabbri (c. 1450-1522), maestro di metalli e gioielli, amico di Raffaello che l'onorò nel suo testamento; lacopo Istriani, uomo d'arme del sec. XV; Valerio Maccioni (1630-1676), teologo; Marino Madroni (sec. XV), vescovo e dottissimo nelle scienze sacre; Giovanni Mengozzi (1726-1783), storica ed epigrafista; Anto­nio Onofri (1759-1825), diplomatico; Giuliano Pasini (sec.XVI), teologo e oratore; Simone Pelliceri, scienziato e professore di medicina all'ateneo di Padova nel secolo XVI; Giovanni de' Tonsi (sec. XV), teologo e dantista di Fano, ma figlio di questo convento dei Minori Conventuali; Matteo Valli (1596-1657), storico e diplomatico.

Al primo ripiano dello scalone una colonna, verso la a, finestra, sostiene una mensola nei cui fianchi sono incisi i versi danteschi « E '1 Mastin Vecchio... » e la frase beffarda di Guido da Montefeltro a Montagna dei Parcitadi. Il ricordo si estende - per ammonimento - ad altri nemici della Repubblica: a Cesare Borgia (armi e motti) e al l'Alberoni (allegoria del cappello cardinalizio fulminato dalla stella di S. Agata).

Saliamo ancora. Incontriamo: medaglione di Bartolo­meo Borghesi, opera egregia del palermitano Ettore Xime­nes (1855-1926); semibusti di Gioacchino Rossini, di Antonio Onofri e di Giovanni Pacini; statua di Clemente XII; lapidi ad Antonio Canova, Giuseppe Verdi, Pietro Tonnini, Melchiorre Delfico, Luigi Zuppetta, Luigi Cibrario, Antonio Orafo, Melchiorre Maggi, Giuseppe Garibaldi; busto di Abramo Lincoln, con alla base uno stralcio, in inglese e in italiano, della sua lettera ai Reggenti.

Nel pianerottolo al sommo della scala sono i semi­ busti in bronzo del re Umberto I e della regina Margherita, modellati. da Giulio Tadolini; in mezzo, un medaglione di Vittorio Emanuele II. La Sala del Consiglio dei XII, composta in stile del Cinquecento, conserva una tela del Guercino rappresentante « San Marino che regge in mano la sua città ».

Due sono le porte che immettono nella Sala del Con­siglio; su entrambe si legge : « Animus in consulendo liber ». La sala, in cui risonò la parola del Carducci, é ricca di decorazioni. Nella parete di fronte, il duplice trono dei Capitani Reggenti e, sopra, una grande tempera di Emilio Retrosi (1858-1911) che raffigura « S. Marino ossequiato dalla sua gente ». Magistrati, guerrieri, popo­lani, donne, fanciulli ascoltano quanto loro ricorda e am­monisce col « Relinquo vos liberos ab utroque homine » (Vi lascio liberi dall'uno e dall'altra uomo) il Santo fondatore.

Nella parete d'ingresso, le tribune per il pubblico e, sotto, un monumentale camino con gli stemmi della Re­pubblica e dei castelli. Sulle rimanenti pareti i nomi dei sessanta Consiglieri in carica nel 1894 e quelli dei membri della Commissione amministrativa del Palazzo, nonché una iscrizione che proclama come la sovranità risiede nel Consiglio. Il soffitto è a travature. Torno torno alla sala sono allineati i sessanta seggi ogivali dei Consiglieri. Per una porta a sinistra si passa nella Camera di scru­tinio, le cui finestre guardano sulla Piazza della Libertà. Intorno dodici poltrone dorate. Bello il tavolo di noce massiccio. Alle pareti un « S. Marino » di Giovanni Lan­franco, alcuni ritratti di personaggi amici della Repubblica e i nomi dei Consiglieri eletti dopo l'Arengo Generale del 1906.

Dipinto San Marino del Guercino

Palazzo Pubblico - San Marino che regge in mano la sua città, di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino

Dalla Camera di scrutinio si può salire sulla terrazza e sulla torre.

Usciti dal Palazzo Pubblico, converrà voltare a sinistra, percorrendo la Contrada del Pianello. Dietro al palazzo, è un torrione isolato, che apparteneva al secondo girone di mura. La breve via termina a Il Cantone, da cui si gode un panorama di straordinario fascino. Nel piazzale è collocato il Monumento a Bartolomeo Borghesi. Il busto è di Giuseppe Romagnoli. Il monumento fu inaugurato il 16 novembre 1904.

Dal Cantone si può discendere al Giardino pubblico e all'Ara dei Volontari, su cui ci siamo già intrattenuti.

Sulla destra, la stazione della funivia (1958) che da m. 514 a m. 675 sale dal Borgo Maggiore (nell'angolo un « S. Marino » in pietra di Aldo Volpini) e il Palazzo del Turismo. Da qui s'imbocca l'antichissima Contrada Omagnano, già G. B. Bellucci, che è sormontata dalla loggia con bifora di casa Gozi. Dalla Contrada Omagnano, vo­lendo e lo consiglio, si può salire ad un vicoletto parallelo (non ha nome) che, appartato e squallido, ha una singolare malìa. Siamo così arrivati alla Basilica.

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