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Chiesa San Francesco San Marino

Chiesa San Francesco San Marino

L'una e l'altro furono fondati nel 1361 dai Minori Conventuali, che per l'addietro si erano stabiliti a un mi­glio a sud-est della città, in luogo detto « La Murata Vec­chia » o « Serrone » La chiesa, che è la più antica e artistica della Repub­blica, subì nei secoli XVII e XVIII numerosi restauri che la deturparono. Recentemente la facciata e il portico sono stati riportati, per opera di Gino Zani (1882-1964), alle linee originarie.

Il convento vanta una lunga e gloriosa storia. Fu sede dello Studio sammarinese, da cui uscirono uomini eletti per santità, dottrina e apostolato. Si pensi al teologo Marino Madroni, vescovo di Sebaste, a Giovanni Bertoldi da Serravalle e a Giovanni de' Tonsi, profondi conoscitori ambedue di Dante.

Sopra la porta d'ingresso è di grande interesse storico la lapide commemorativa in pietra locale (cm. 89x86), la cui iscrizione, nel primo dei due scompartimenti, tradotta suona così: « Nell'anno del Signore 1361, al tempo di Papa Innocenzo, nel mese di gennaio, f u fondata questa chiesa ad onore di Dio, della Beata Vergine, del Beato Francesco e di tutti i Santi; la quale chiesa fece costruire frate Filippo e gli altri frati sammarinesi e ne cominciò l'opera mastro Menetto ».

Nello scompartimento inferiore si trova scolpita una aquila, simile nella forma a quella che osservammo sulla Porta di S. Francesco, e a fianco una testa diademata a mezzo busto con le seguenti parole tradotte: « Questa è la vittoria dei Cesari - Così veniva impressa nelle monete d'oro di Giustiniano qui raffigurato - Imperatore e ordinatore delle leggi »; « Questa opera fece erigere frate Andrea da San Marino da maestro Menetto pure da San Marino ». L'interpretazione della lapide e delle due figure in bas­sorilievo è controversa. L'artista si ispirò al canto VI del Paradiso di Dante? Volle celebrare la grandezza militare e civile dell'impero di Roma? E' un'aquila feltresca o im­periale? Si tratta della testa d'un duca d'Urbino, di Giustiniano o di Vanne di Fiordalisia ?.

Il Crocifisso ligneo dell'altare maggiore è del Trecento. Forse proviene dalla primitiva Chiesa della « Murata Vec­chia ». Il campanile in origine (1405) era più ristretto e più esile di quello odierno, che risale al sec. XVIII. Rimangono i resti dell'antica costruzione.

Nella loggia inferiore del chiostro è visibile una lapide in gotico, collegata con la storia della chiesa. La tradu­zione è questa: «Nell'anno del Signore 1361, al tempo di Papa Innocenzo,nel mese di gennaio, fu fondata questa chiesa ad onore di Dio e della Vergine, del Beato Francesco e di tutti i Santi di Dio, la quale chiesa fece erigere frate Filippo da San Marino. Questa chiesa costruì maestro Battista da Como

Il 15 marzo del 1966 nelle due logge del chiostro sono stati inaugurati il Museo e la Pinacoteca, che raccolgono opere interessanti, alcune di alta qualità.

Nella I loggia : « Presepio e S. Sebastiano », affresco dell'inizio del '400; « S. Marino » e « S. Antonio da Pado­va », statuette del sec. XV; Croci processionali del '300 e '400; Arredi sacri dei secc. XVII-XVIII; Paliotti del '600; Pantofola di S. Pio V (1566-1572); « Crocifisso e S. Fran­cesco », affresco dei primi del '400; Reliquario del '200; Mitria e oggetti del vescovo Marino Madroni, sammarinese; Pietra tombale del medesimo; Lapide sepolcrale di frate Andrea, che diresse la costruzione della chiesa; « Adora­zione dei Magi », affresco di scuola marchigiana dell'ini­zio del '400. Lungo la scala: « Madonna e Santi Simone e Giuda », scuola del Barocci (sec. XVI).

Nella II loggia : « Quattro Evangelisti », di Antonio Circignani, detto Pomarancio (1580-1640); « S. Ignazio e S. Francesco Saverio », scuola di Guido Reni; « Imma­colata », bozzetto della fine del '700; « Madonna », di Se­bastiano Conca (1680-1764); « S. Vincenzo Ferreri », di scuola carraccesca; « S. Francesco d'Assisi che riceve le stimmate », di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (1591-1666); « Circoncisione » di Federico Fiori, detto il Baroccio (c. 1526-1612); « Cristo morto con S. Francesco d'Assisi e S. Apollonia », di scuola umbro­marchigiana del '400; « Crocifisso » su vetro di scuola ferrarese della fine del Sec. XVI; « S. Antonio Abate e Santi », scuola urbinate del '400; « Santi francescani », di Nicolò di Liberatore, detto l'Alunno (c. 1430-1502); « La Vergine con S. Agostino e S. Anselmo », di Girolamo Mar­chesi da Cotignola (c. 1471 - c. 1540); « Vergine in trono e Santi », del medesimo.

In due stanzette a parte, i seguenti dipinti di proprietà del sammarinese Ario Bonelli: « Madonna » attribuita a Raffaello; « S. Giovanni Battista », di Giovanni Lanfranco (1582-1647); « Astrologia », attribuito al Guercino.

Usciti dalla chiesa si giri a sinistra, prendendo la Con­trada S. Francesco. Si notano nella parete della chiesa le finestrino trecentesche e nell'angolo dell'abside, scolpiti in rilievo, un'ascia, un'incudine, due stelle, una mezza luna, un cane, simboli delle maestranze comacine.

Si giunge in breve in Piazza S. Agata, ove sorge il moderno Teatro Titano (1941), architetto Gino Zani. Sulla sinistra è l'Ara ai difensori della Libertà (1939), di Enrico Saroldi. Dietro, sulla destra del portico, è una cappellina dedicata a S. Agata (1941). Nella vetrata: « Mar­tirio della Santa ».

Costeggiando il fianco del Teatro si arriva in pochi minuti alla Chiesa dei Cappuccini, con annesso convento. La chiesa (1549) è dedicata a S. Quirino, in ricordo del fatto d'armi del 4 giugno 1543 (giorno del Santo), quando fu sventato il tentativo di Fabiano da Monte S. Savino di occupare la città. Sotto il porticato Garibaldi lesse ai suoi soldati l'ordine di scioglimento della legione (lapide). Nel­l'interno, una buona tela di Taddeo Zuccari (1529-1566) rappresentante « La Deposizione ». Nel piazzale : Monu­mento a S. Francesco (1928) di Edoardo Collamarini. La statua è di Silverio Monteguti. Volgendo le spalle alla chie­sa, si vedrà il Bastione del Teatro, poderoso baluardo del '500 disegnato da Giambattista Belluzzi e costruito dal capitano Nicolò Pellicano di Macerata. Era chiamato « Torrione di Porta Nuova » dalla omonima porta inclusa nel terzodel castello.

Ritornati a Porta di S. Francesco si inizia la salita per Via Basilicius. Subito, a destra il Palazzo Giangi dall'imponente facciata di pietra grezza. A sinistra, trovasi la casa Simoncini ove Garibaldi, Anita, Ugo Bassi, Fran­cesco Nullo e alcuni ufficiali ricevettero ospitalità (lapide). Un po' più avanti, a destra, due casette restaurate nel loro stile rinascimentale: la prima fu di Matteo Valli, storico della Repubblica, la seconda, con elegante loggetta a due arcate, è quella che appartenne ad Antonio Orafo, argen­tiere di Leone X.

Eccoci nella Piazzetta del Titano, piccola, ma sempre animata. E' un po' il centro della vita locale. A sinistra: Palazzo Pergami-Belluzzi (sec. XVII), sede della Gen­darmeria. Di fronte si apre il loggiato del Palazzo della Cassa di Risparmio, disegnato da Gino Zani (1963). In­vece di salire alla parte alta della città, consiglio di volgere a sinistra per la Contrada Omerelli. All'inizio, sotto l'arco del suddetto palazzo, un bassorilievo di Aldo Vol­pini (1962). Percorse poche decine di metri, s'incontra il Palazzo Valloni, composto di due ali, l'una costruita nel 1477 dai Belluzzi, l'altra nel sec. XVII dalla famiglia Val­loni. Vi sostò il card. Alberoni all'epoca dell'attentato contro la Repubblica. E' stato ricostruito dopo i gravi danni subiti nel bombardamento aereo del 26 giugno 1944. L'attiguo Oratorio Valloni, decorato di tele e stucchi, è di spiccata vivacità settecentesca. E' dedicato a S. Giovanni Battista.