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Basilica San Marino

19:58
Data : 1 Gennaio 1970

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Ne fu decretata l'edificazione, da parte del Consiglio, il 24 luglio 1825 sul posto dell'antica Pieve demolita. La prima pietra fu posta il 28 luglio 1826 dal vescovo del Montefeltro. Fra i vari disegni, venne scelto quello del­l'architetto bolognese Antonio Serra (1783-1847). Il tem­pio, che fu aperto il 5 febbraio 1838 e consacrato solenne­mente il 1'° luglio 1855, costò 40.150 scudi e 76 baiocchi. Pio XI, il 21 luglio 1926, lo promosse in perpetuo al titolo e alla dignità di Basilica Minore.

Basilica San Marino

Il primo documento che riguarda l'antica Pieve, è un atto di donazione del 31 luglio 1113. Le carte d'archivio ne riparlano nel 1537 e successivamente. Le piante della fine del Settecento e del principio dell'Ottocento ci convincono ch'essa aveva caratteri preromanici, schierandosi in tal modo fra i primi monumenti cristiani in Italia. La demo­lizione del 1825 fu pertanto una grave offesa alla storia e all'arte.

Il tempio, in stile neoclassico, ha un pronao di colon­ne corinzie. Vi si accede per una scalinata. Il frontone reca la seguente iscrizione dedicatoria: Divo Marino patrono et libertatis auctori Sen. P. Q. Sulla porta maggiore è uno stemma della Repubblica; su quella di sinistra, in una lapide in pietra, si legge che il 25 marzo 1906 « l'Arengo Generale dei Capi-Famiglia - legalmente adunato ? riprese l'esercizio - dell'originaria sua sovranità ». Il massiccio campanile, già romanico, fu ricostruito nel Seicento.

Prima di entrare, a sinistra, si nota il recentissimo Battistero disegnato da Amos Lucchetti-Gentiloni. Il fonte battesimale, trasportato dal Museo, faceva parte della Pieve antica; la base di pietra è scolpita e lavorata da Aldo Volpini.

L'interno è a tre navate. Gli altari sono sette. A destra, entrando, sorge il monumento ad Antonio Onofri, eseguito da Enrico Cadolini. Alla base, una iscrizione latina dettata da Giuseppe Mastella, ricorrendo il primo centenario della morte del Padre della Patria (26 febbraio 1925). Nel pila­stro vicino si osserva il busto di Antonio Serra (1853), ar­chitetto della chiesa, con sotto l'esaltazione dei suoi meriti.

Sul lato sinistro della chiesa, in terra, si presenta una piccola lapide dedicata a Bartolomeo Borghesi, qui sepolto il 16 aprile 1860. Vengono poi gli altari che recano un dipinto di Elisabetta Sirani (1638-1665), « Noli me tan­gere », ed uno di scuola del Guercino, « Santa Casa di Loreto ». A sinistra dell'altare maggiore, il trono dei Ca­pitani Reggenti, lavoro del '600. Dietro, sono scavate le tombe di Pietro Tonnini, Marino Fattori, Giuliano Belluzzi. Al disotto dell'altare maggiore, una piccola urna contiene le ossa di S. Marino. Adamo Tadolini (1788-1868) scolpì la statua marmorea del Santo, che troneggia dietro l'altare. A destra, entro un monumento in marmo, c'è una teca d'argento che racchiude la parte superiore del cranio del Santo.

I quadri sugli altari della navata destra sono di modesto valore artistico : « S. Agata che appare alla Repubblica » è di Oreste Monacelli (1897); la copia della « Madonna di Foligno » è opera del sammarinese Pietro Tonnini (1); il « S. Sebastiano », imitazione di quello del Tiziano, è d'incerto autore.

Le nicchie lungo le navate minori sono occupate da statue raffiguranti Santi e Virtù; intorno all'abside, altre statue di Apostoli, con in mezzo il Redentore.

Sulla destra della Basilica si trova la Chiesetta di San Pietro. Vi si accede attraverso la sagrestia e per una scala ricavata nel campanile (un terrazzino consente di ammirare un bellissimo panorama), ovvero dalla piazza. E' del XVI secolo, ma fu rimpicciolita intorno al 1826. L'abside è formata dalla viva roccia: in essa sono scavate due nicchie che la tradizione popolare indica come i letti di S. Marino e S. Leo e alle quali i fedeli attribuiscono facoltà taumatur­giche. Sull'altare di marmi intarsiati (sec. XVII), la statua di S. Pietro, di Enrico Saroldi.

Sotto la chiesetta fu edificata nel 1941, su disegno di Gino Zani, la cripta. E' interamente costruita in pietra concia del Titano. Sull'altare un bassorilievo: « S. Marino che esercita il mestiere di lapicida ». Il modello è di Enrico Saroldi, l'esecuzione di Romeo Balsimelli. Due ornamenti in pietra, un tempo nella vecchia Pieve, sono murati lungo le pareti. La lapide che si vede di fronte alla porta proviene da Arbe. In fondo alla cripta, protetta da un artistico cancelletto, è conservata l'urna in cui per molti secoli riposa­rono le ossa del Santo (iscrizione).

Le stradette, in parte a gradini, che dalla Basilica porta­no alla Rocca e successivamente alla Cesta e al Montale, at­traversano la più antica contrada abitata del Titano. In Con­trada di Borgoloto, al n. 36, si trova l'avanzo di un arco incorporato nella casa Bonelli, ora Morganti. Al termine della via, la casa Fattori, ricostruita sulla primitiva abitazione trecentesca da Annibale Gozi nel sec. XVI e restaurata da Onofrio Fattori nel 1929. Lì presso si nota la casa Biordi, ora Amati, che si vuole sia stata la prima Casa del Comune. In essa c'è ancora una porta a sesto acuto costruita con grosse pietre, che forse risale alla prima metà del sec. XIII. La casa Biordi é poco distante dai Fossi. La località é detta così dalla cisterna pubblica più antica della Repubblica. Ha più di mille anni. Era ed é (perché è tuttora usata come deposito per l'acquedotto) interamen­te ricavata nella roccia. E' qui dove nel 1897 fu ritrovata la balenottera fossile, che abbiamo descritto nel Museo.

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