LE BANCHE sammarinesi si sono già preparate ed hanno messo da parte un bel po’ di liquidità in vista del rientro di capitali, conseguente all’operazione ‘scudo fiscale’ che scatterà fra cinque giorni. Questo nel peggiore dei casi, ma la speranza sul Titano è che si arrivi ad accordi tali con l’Italia che impediscano l’emorragia di capitali dalle banche di San Marino.
Una possibilità sarebbe costituita dal ‘rimpatrio giuridico’, come spiega il professor Vincenzo Tagliaferro, direttore generale della Banca di San Marino e accademico dell’Università di Macerata.
«Il rimpatrio giuridico consiste nel pagare l’emersione nella misura prevista dal governo italiano — chiarisce —, ma i depositi o i vari investimenti rimangono. E’ chiaro che perché ciò si verifichi devono essere stilati precisi accordi ed è fondamentale che San Marino entri nella White List.
Quindi ci auguriamo che gli accordi siano fatti al più presto: lo scudo dura sei mesi e in tutta sincerità stiamo ancora aspettando le circolari operative».
Nessuno lo dice apertamente, ma nella piccola Repubblica la preoccupazione è tanta: il pericolo è che la maggior parte di capitali rientri nei Paesi di origine e il sistema finanziario sammarinese collassi. In questi giorni si susseguono le riunioni delle associazioni bancarie (sia il presidente di Abs che quello di Assobank sono introvabili, ndr): tra gli argomenti principali quello relativo al futuro della finanza sammarinese