Castello di Acquaviva

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Data : 1 Gennaio 1970

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ACQUAVIVA (m. 237) ha preso il nome da una vena d'acqua zampillante alle falde di Montecerreto, proprio dove alle origini si riuniva l'abitato. Motivi molto atten­dibili ha l'asserzione di Anton Maria Zucchi Travagli e di Gíno Zani che la corte di Stirvano, in cui il 20 feb­braio 885 fu emesso il Placito Feretrano, si identifichi con il castello di Montecerreto. Fino al 1243 i conti di Montecerreto esercitarono il diritto di pedaggio da chi attraversava il loro dominio, che s'incuneava in terra sammarinese.

Castello di Acquaviva San Marino

Fu infatti il 19 dicembre di quell'anno che Guido di Cerreto, figlio di Guidone Lambertizio, ven­dette ai sammarinesi ogni privilegio di riscuotere tributi, per il passaggio nelle corti dei castelli di Cerreto, di Ventoso e dello stesso territorio appartenente al castello e alla curia di San Marino. Nel 1352 Montecerreto apparteneva sicuramente alle tre Penne e poiché, in tale data, non è più castello, si può supporre che furono gli stessi samma­rinesi a distruggerlo, forse per l'impossibilità di presidiarlo adeguatamente. Nondimeno le fondamenta della fortifica­zione sono ancor oggi chiaramente identificabili nel loro ristretto perimetro.

Si ha memoria della villa di Acquaviva a cominciare dal 1253. E' documentato nella seconda gualdaria del 1295 il rivo di Acquaviva, oggi Fosso di Cànepa. Nella de­scrizione della stessa gualdaria e nella decima troviamo citati molti siti, torrenti e fonti dell'attuale castello di Acquaviva.

Il primo edificio sacro di Acquaviva è attribuito allo stesso S. Marino. Era un piccolo sacello ricavato da un'edicola pagana dedicata a Mercurio. E' eloquente che alla Serra sia stato scoperto un idoletto in bronzo rap­presentante Mercurio che siede su uno scoglio. Nel Medio­evo fu costruita, più in basso, una chiesa che, modificata nel 1679, nel 1694 e più radicalmente nel 1933 (parroco Terzo Nicolini), è l'odierna parrocchiale di S. Andrea Apostolo. Degni di menzione due dipinti : « Presentazione di Gesù al tempio » di scuola bolognese del Seicento e « S. Andrea Apostolo e S. Crescentino », datato 1761.
Sopra la chiesa, ai piedi dei monte, il Palazzo Masi. In cattivo stato, è databile tra il '700 e 1' '800.

I dintorni di Acquaviva offrono notevoli squarci natu­rali e paesaggistici. Affascinante la pineta di Montecerreto, la cui sommità tocca i 458 metri. Dal dopoguerra piccole e medie industrie si sono installate ad Acquaviva, a Gualdiciotto (significa : « Piccolo bosco ») e a Ca' Martino. Vicino a Ca' Baudasso c'è il vivaio forestale governativo.

Acquaviva ha l'attributo simbolico di ducato per il titolo di duchessa d'Acquaviva conferito all'inglese Otilia Heyroth Wagener (1876). E' dono suo - come vedem­mo - la Statua della Libertà del Galletti nella Piazza della Libertà o « Pianello ». Nel retro del monumento un medaglione riproduce l'effigie della benefattrice.

La Strada del lavoro lambisce per un buon tratto il torrente San Marino. Anche qui, vicino o lontano, si scopriranno aspetti originali della Repubblica : Molino

dei Frati, Molino della Genga, Molino Magi, La Basca, Ponte dei Molarini, La Fratta. Il torrente San Marino,

che nasce nelle vicinanze di Valle Sant'Anastasio (Comune di Sassofeltrio) e che affluisce nel Marecchia al Torello, è alimentato dai seguenti corsi d'acqua che scorrono nel territorio della Repubblica : Rio Colle, Fosso di Fio­rentino, Fosso Toro, Fosso della Valle, Fosso Ronzano, Fosso di Cànepa, Fosso della Casaccia, Fosso della Bal­dasserona, Fosso del Re. Copre un superficie di circa 29 ettari. Nasce dalla confluenza del Fosso della Valle e del Rio Colle.

Ad Acquaviva, abitanti 1087, il 1° ottobre si celebra la festa della Madonna del Rosario. A Gualdicciolo, con­fine con l'Italia, la festa di S. Giuseppe è solennizzata nella prima domenica di maggio.

Lo Stand della Murata è sulla strada che dalla città porta a Rimini e, in senso opposto, a Fiorentino. E' stato migliorato e abbellito in occasione del campionato del mondo di tiro al piccione svoltosi dal 23 al 30 giugno 1965. Gli intenditori assicurano che è uno dei più attrez­zati campi di tiro a volo d'Europa. Ha due campi di tiro collegati da una scala mobile.

Voltando subito a destra si giunge in breve a Càsole, che diede l'appellativo alla terza gualdaria del Duecento e dalle cui vicinanze deriva l'ascia in bronzo di tipo umbro che si ammira nel Museo. Poi ecco Castellaro di Casole, poche abitazioni addossate al Monte Diodato (m. 449), un poggio a picco nel torrente San Marino. E' l'antichissimo Mons Diodatus sul quale, nel primo millennio dell'era volgare, fu eretto Castrum Casuli o Castrum de Casule. Nel 1253 Taddeo, conte di Montefeltro, ne vendette la metà a San Marino. Nello istrumento d'acquisto il castello compare già distrutto, a causa - pare - di un terribile incendio i cui effetti sono ancor oggi visibili nell'arrossamento della roccia e per le ceneri accumulate fra le macerie. Castellaro vuol dire ap­punto Castello distrutto.

Il fortilizio era lungo circa 50 metri e largo 25. Le mura, grosse oltre 1 metro, non erano composte di pietre informi, ma avevano ottima fattura.

Intorno al 1930 affiorarono nella zona numerosi vasi etruschi, che finirono in mano di antiquari stranieri. Al­cuni anni prima della seconda guerra mondiale, durante lavori per rimboschimento, venne alla luce un rozzo capi­tello con una iscrizione assai rovinata e quasi illeggibile. Luigi Donati reputa che l'ultima parola voglia dire « Horsi », cioè Orso. E costui sarebbe quel duca Orso, che, insieme col vescovo Giovanni e altre personalità, fu presente al Placito Feretrano del 20 febbraio 885.

Forte di queste rivelazioni, Gino Zani, coadiuvato dallo stesso Donati, diresse metodici scavi archeologici. E tra il 1952 e il 1955 ebbe la soddisfazione di trovare tracce di un sepolcreto villanoviano. Nella roccia erano scavati 51, loculi in forma emisferica, del diametro fra i 40 e gli. 80 centimetri e di eguale o maggiore profondità. Sola­mente due di essi racchiudevano frammenti di vasi in terracotta - uno è stato ricostruito - con avanzi di ossa, fusarole e rocchetti. Evidentemente i loculi furono mano­messi per la costruzione del castello e i materiali che contenevano, andarono disseminati lungo le pendici del monte. Quivi infatti apparvero vari relitti di urne cine­rarie e un elegante vasetto d'argilla nera con decorazioni a stecca.

Vennero pure allo scoperto tombe romane con molti resti mortali e qualche moneta dei primi secoli dopo Cristo. Del periodo medievale : una croce equilatera d'ar­gento e rame, due monete di Berengario I, coniate a Milano fra l'anno 888 e il 915, quattro di Ravenna, una di Bologna e una veneta dal secolo XII al XIV. I reperti medievali erano ubicati tra i ruderi di una piccola chiesa, che, indicata in una pergamena del 1320 sotto il nome di S. Bartolomeo, era ancora in piedi al principio del Novecento.

Dopo Castellaro ci viene incontro Ca' Centino, un piccolo e armonioso agglomerato di case fra cui risalta il settecentesco Palazzo Rossini. Più avanti : Cànepa, il plu­risecolare « fundus Canivae ». Sul Fosso di Canepa, da monte a valle, quattro mulini ad acqua del Settecento, anche se con evidenti deformazioni. Da Canepa si va a Ca' Giangi e a Santa Mustìola.

Ritornati nella consolare per Fiorentino s'incontra su­bito, a sinistra, il Monte Carlo (m. 508), altura menzionata negli statuti del 1295-1302. Oggi è nella competenza am­ministrativa del castello di Fiorentino. Sul pianoro un cippo ricorda un'audace e, per ora, unica impresa aviatoria. Qui il 16 aprile 1913, atterrò fra lo stupore e la trepida­zione di alcune migliaia di persone il « Bleriot 50 » del triestino Gianni Widmer. Era partito dal prato della Sartòna di Rimini. Il raid fu compiuto in 11 minuti con vento contrario, a 1600 metri di quota. San Marino conferì al Widmer la medaglia d'oro di prima classe al merito civile. Il monumento simbolico di Monte Carlo (scultore Carlo Reffi, epigrafe di Pietro Franciosi) fu, in ordine di tempo, il secondo innalzato nel mondo ad un aviatore il primo fu scoperto, sempre nel 1913, a Parigi, in onore di Alberto Santos Dumont. Il Widmer, nato nel 1892, si spense a Milano nel 1971, E' sepolto nel cimitero di S. Anna a Trieste.

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