Castello di Montegiardino
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Lasciati alle spalle il Crociale di Fiorentino e il pianoro della Serra, brevissimo è il tragitto fino al castello di MONTEGIARDINO (m. 339) su . strada asfaltata che s'inclina fra prati e boschi, querce e marruche, olmi e frutteti. Il paese sul declivio di un poggio accarezzato da verdi colline e dal quale l'occhio corre sulla vallata del Marano, gode di un clima purissimo. Gerani, rose, petunie, viole fioriscono nei giardini, sui balconi, sui davanzali di molte case. Col sole d'estate è tutto un effluvio.
Montegiardino ha perso completamente l'aspetto guerresco del Medioevo. Gli stessi romani però non l'ignorarono come è garantito da un idolo e da varie monete. Nel 1371 aveva ventotto focolari e una rocca. Appartenuto per lungo tempo ai conti di Carpegna, provvidero i Malatesta ad ingrandirne e a potenziarne la fortezza, che poggiava su un banco di gessite. Nel 1463, con curia, terre e giurisdizioni, entrò nei confini del Titano dopo prolungato assedio dei soldati feltreschi e sammarinesi. I1 castello fu smantellato da questi ultimi su sollecitazione di Federico d'Urbino. Nel 1647, il rettore della chiesa, che era situata fuori della cinta, acquistò i ruderi che minacciavano completo disfacimento.
L'archivio di stato della Repubblica tiene in custodia gli atti dell'Arengo della comunità dal 1688 al 1831 e quelli delle entrate e delle spese dal 1706 al 1766. Ma già molto prima Montegìardino dovette avere i suoi statuti, come Serravalle e Faetano. Invero nel 1599 - il ragguaglio è desunto dal Malagola - gli uomini del castello domandavano al Consiglio Principe, ed ottenevano, che fosse « autenticato il lor Statuto, esemplato da quello di Faetano per il quale sempre si sono governati anticamente».
I tortuosi vicoli e le disadorne casupole al centro del paese, portano su ogni mattone l'impronta dei secoli. Nel loro insieme formano un genuino monumento storico, che sarebbe degno di essere mantenuto e restaurato con diligente e accurata esecuzione. Bene conservata è la porta del castello, a tutto sesto. Di fronte, fino agli anni Trenta, s'elevava maestoso e frondoso un olmo plurisecolare al cui tronco erano stati affissi gli ordini dei feudatari, i bandi dei Reggenti, gli avvisi delle fiere e delle feste popolari.
La parrocchiale è dedicata a S. Lorenzo, il cui titolare marcatamente denota antichità. Infatti è tradizione che una chiesa, consacrata a questo santo, fosse stata costruita con l'avvento del Cristianesimo su un rilievo collinare a pochi chilometri dal paese, detto appunto Monte S. Lorenzo. Eretta nel 1865 e restaurata due volte, ha sette paliotti in scagliola colorata. Cinque sono datati : 1737, 1738, 1742, 1749, 1754. Oltre a quadri seicenteschi, conserva, murata in sagrestia, una buona ceramica che raffigura S. Lorenzo. Misura centimetri 34 per 49 e porta la data del 1598. L'altare maggiore è sovrastato dalla statua in gesso di S. Marino scolpita da Adamo Tadolini. E' il modello del simulacro, che è posto sull'altare della Basilica. Lo concesse nel 1891, per interessamento del pittore sammarinese Pietro Tonnini, il « superstite » Giulio Tadolini. E', questo, il senso dell'epigrafe dietro l'immagine.
Montegiardino, che reca come stemma tre monti con sopra una pianta con tre fiori, è il castello meno popoloso della Repubblica : 618 abitanti. La guerra provocò lutti e rovine. L'agricoltura è qui ancora vitale. C'è un'unica industria, di abbigliamento. E' stata aperta una scuola professionale per ceramisti.
Dintorni : Cerbaiola, Le Macchie, Bandirola. Più in basso : Ca' Giorgino, Le Rancole, Lodola. Con i suoi 551 metri di quota, Cerbaiola è il punto più alto del castello di Montegiardino.
Tra il Fosso delle Bruciate e il Fosso delle Rancole, ad occidente di Montegiardino, c'è Murcia (m. 385), conosciuta più facilmente con la denominazione Le Murcie. Il nome proprio del luogo è di derivazione classica : Murcia, o Murtea, o Myrtea, dea del mirto. Equivale, come attesta Plinio nella Naturalis Historia, XV, 26, a Venere : « Ara vetus f uit Veneri Myrteae, quam nunc Murciam vocant » . Cioè : « Vi fu un antico altare dedicato a Venere Mirtea, che ora chiamano Murcia ». Qui fu adorata l'antichissima divinità italica, simboleggiante la bellezza, l'amore, la fecondità.
A Murcia si giunge venendo da Fiorentino e voltando a sinistra per l'omonima stradicciola in terra battuta. Solamente una casa rustica, diroccata, fra aceri, ornelli e cipressi, conserva il toponimo di Murcia.
In Montegiardino nacque il 3 agosto 1726 Giovanni Mengozzi, storico ed epigrafista il cui nome - lo menzionammo - è inciso in una lapide del Palazzo Pubblico. Vice rettore del seminario di Foligno, morì a Roma nel 1783 nel Collegio scozzese dov'era rettore.
La festa di S. Lorenzo, patrono del castello, si solennizza il 10 agosto
