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Castello di Borgo Maggiore

17:42
Data : 1 Gennaio 1970

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Si arriva a BORGO MAGGIORE (m. 525), alla con­fluenza delle due strade panoramiche che abbracciano il Titano. E' l'antico Mercatale, sorto nel secolo XII all'om­bra della genga bigiannerita del monte. Già nel 1244 vi si teneva mercato ogni mercoledì. Nel 1295 faceva parte della prima gualdaria (« De Castro et Plagiis »), che con i suoi 245 ettari comprendeva appunto la piccola capitale cinta di mura, il Mercatale ad est e le Piagge, cioè tutte le pendici del Titano, ad ovest.

Castello di Borgo Maggiore

Centro frequentatissimo di commerci e di fiere, ne è caratteristica la Piazza grande, già Piazza Ignazio Belzoppi (1762-1828), letterato e poeta locale, ove s'innalzano la elegante Torre dell'orologio, costruita nel 1896 da Fran­ cesco Azzurri, e la Chiesa del Suffragio, che esisteva già nel Settecento. Qui sorge anche la casa di Domenico Maria Belzoppi (1796-1864), il Reggente che - come dice la lapide dettata nel 1913 da Onofrio Fattori - « in tempi fortunosi - il 31 luglio 18 49 - i prodi della Repubblica Romana- vinti non domi - duce Giuseppe Garibaldi - con sapiente accorgimento politico - sottrasse all'ira pontificia ed austriaca ».

Si visiti il Museo postale e filatelico, inaugurato il 22 luglio 1972 . Raccoglie tutte le serie di francobolli e di monete emesse dalla Repubblica. Sono anche raccolte, a partire dal 1920, le collezioni filateliche di tutti i paesi aderenti all'Unione postale universale (1). Sono a disposi­zione dei visitatori una cartolina e un annullo speciale. Lì vicino c'è il Museo delle armi antiche da fuoco, sorto nell'aprile 1956, che consente di seguire l'evoluzione del­l'arma da fuoco dalle origini fino a tutto l'Ottocento.

E' rimasta quasi inalterata la Piazza di sopra, già Piazza Anita Garibaldi, con l'angusto porticato sotto cui si affacciano pochi negozi. Una lapide, ricorda la breve dimora di Anita, che « ravvivata - qui - l'anima eroica - le - fiaccate membra ritemprate - mosse a incontrare - nella pineta di Dante - in faccia al mare e a Venezia - la morte invano sfidata - sugli spalti di Roma ». Il testo è di Annibale Francisci.

Nel settembre 1944 la battaglia fra le truppe tedesche in ritirata e gli alleati che avanzavano da Valdragone, in­furiò nel paese. Dal 3 giugno 19 67 è aperto ai fedeli il Santuario della Beata Vergine della Consolazione ideato e progettato dall'architetto Giovanni Michelucci.

Il castello di Borgo Maggiore, abitanti 3939, com­prende Cailungo, Ventoso, Valdragone e S. Giovanni sotto le Penne. Nel 1253 si fa menzione di Cailungo nel testa­ mento dì Ugolino di Piccoletto « de domo Longorum ». E' chiaro pertanto l'origine del toponimo. Cailungo è la traduzione letterare di : domus, casa (contrazione in ca'); Longorum, dei Lunghi.

Il punto più alto del castello di Borgo Maggiore è La Riva : m. 550.

In Via XXVIII Luglio, in località più nota come Tavolucci (a Domagnano esiste tuttora Tavoluccio, il due­centesco « Podium Taulutíi »), è stata inaugurata il 2 dicem­bre 1978 una Piscina pubblica coperta. E' lunga 25 metri.

Prima di salire al capoluogo per la strada maestra, o per mezzo della funivia, o percorrendo una ombreggiata scorciatoia, detta « Costa », si visiti la Chiesa di S. Maria nella vicina località di Valdragone (m. 466). Il nome di Valdragone, di cui si ha ricordo dal 1253, deriva - se­condo la leggenda popolare - da uno smisurato drago che infestava la zona. Nel 1295 era una piccola gualdaría di circa 150 ettari di superficie. La Chiesa di S. Maria fu costruita nel Cinquecento sul posto di una precedente, eretta un secolo prima. Questa, a sua volta, aveva sosti­tuito una celletta romanica. E' officiata dai Serviti.

Qui nel maggio 1965 è stata posta la prima pietra dì un grandioso Santuario, dedicato al Cuore Immacolato di Maria. Retto dai Frati Minori delle Marche, è in funzione, anche se non ancora terminato. Attigua al Santuario, la Casa del pellegrino, attualmente adibita a Casa esercizi.

A poche decine di -metri, ìl Monastero di S. Chiara, cominciato nel 1969 e finito nel 1971. Ospita dal 23 set­tembre di quell'anno le suore dell'ordine delle Clarisse, trasferitesi dalla città. L'edificazione del vecchio mona­stero data dal 26 agosto 1565, auspice il vescovo Co­stantino Bonelli. I1 governo assegnò 100 scudi, cui se ne aggiunsero altre centinaia, per comprare il sito da mastro Donato e fratelli Tini. La fabbrica, interrotta più volte per mancanza di denaro, fu ultimata soprattuto per il contributo della sammarinese Vincenza Lunardini, che vestì l'abito monacale. Le religiose - oggi sono 17 - fecero il loro ingresso solenne il 28 aprile 1609 (1).

Proseguendo lungo la carrozzabile che lambisce lo strapiombo del Titano, si distingue, sotto l'ultima torre,

S. Giovanni sotto le Penne (m. 428), volgarmente San

Gianni, altra vetusta gualdaría di circa 175 ettari. Appare nei documenti già dal 1253. Qui (ne accennammo a p. 17) nei 1947, fra i detriti del monte, fu disseppellita una mo­neta d'argento romana, che reca sul diritto una testa mu­liebre e sul rovescio un toro. Luigi Donati la trova somi­gliante a monete usate nell'Italia meridionale, come il didramma di Neapolis.

Interessante è la vista di un enorme blocco di roccia, staccatosi dal Titano non meno di sei secoli fa. Negli statuti del 1295-1302 era detta « Petra Plana de Castiglunclo » o « Petra Plana de Castiglonclo », cioè Pietra Piana di Castiglione. Tale macigno, grande come una casa colonica, si è mosso sulle argille scagliose per oltre un metro al­l'anno. Imbrigliato con calcestruzzo e in parte interrato nel calanco vicino al rio della Riva, nell'ultimo decennio si è spostato con maggiore velocità. Ora si trova a circa 800 metri dalla rupe del Titano. I contadini, che lo chia­mano « Pietra santa », si tramandano questo adagio « Quand l'arìva am Faitèn, é fnésc é mond », cioè

« Quando arriva a Faetano, il mondo finisce ». Per chi volesse fare i calcoli, diremo che Faetano, ad occhio e croce, dista sui 2 chilometri !

A meno di 1 chilometro da S. Giovanni sotto le Penne, in direzione di Fiorentino, c'è la Chiusa (m. 451), segnalata da un'omonima strada, che è però soltanto un sentiero. Sul luogo passava un'importante rotabile romana, rical­cata ai nostri giorni, più o meno, dall'arteria che unisce Rimini con Fiorentino e successivamente con il Monte­feltro. Non per niente nel 1950 si rinvennero, insieme con monete assai consunte, avanzi di una tomba romana con tegoloni ricurvi e laterizi muniti di sigillo di fabbri­cazione. Uno - informa Luigi Donati - reca la sigla LSEI, un altro SEI-/, un altro ancora SEXSE. Tutto è al Museo.

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